L'annuncio clamoroso è arrivato ieri dal quartier generale di Mountain View, nella Silicon Valley californiana, al termine di una escalation di tensione fra il colosso di Internet e il regime di Pechino. I vertici di Google hanno rivelato che il loro motore di ricerca - nella versione in mandarino - è stato fatto oggetto di attacchi sempre più frequenti da parte di hacker cinesi, che si sospetta siano al servizio della censura di Stato.
Gli attacchi più gravi, che hanno portato all'annuncio di ieri, hanno violato le e-mail di alcuni attivisti per i diritti umani, oltre che di grandi imprese occidentali. In un blog del gruppo, i dirigenti di Google ieri sera hanno rivelato di avere "scoperto un attacco mirato ed altamente sofisticato contro la nostra infrastruttura, originato dalla Cina". Ulteriori indagini interne hanno confermato che il bersaglio principale sono stati "gli account G-mail di diversi militanti per i diritti civili".
Come risposta Google ha deciso che non filtrerà più le informazioni del motore di ricerca cinese.
Che sia finalmentente una svolta verso una rete più libera anche in un paese come la Cina?
Secondo le ong che difendono i diritti umani infatti Google avrebbe praticato un "collaborazionismo" con la censura di regime, pur di avere accesso al mercato online più grande del mondo (così come Yahoo che arrivò a macchiarsi di delazione consegnando alla polizia cinese le email personali di un dissidente).
La fine della censura su Google coincide con un fatto molto grave però è sicuramente una cosa positiva.
Si fossero decisi prima... Purtroppo però dubito che il governo cinese stia a guardare con le mani in mano e sicuramente anche se su Google i risultati ora si troveranno o oscurerà Google o oscurerà i siti che non si allineano ai dogmi della "repubblica".
Le citazioni vengono da un articolo pubblicato sul sito online di Repubblica di Federico Rampini. (Google sotto attacco in Cina)

